“L’uomo non è nato per volare”, si afferma generalmente quando si ha paura di salire su un aereo. È un’asserzione giusta ma è anche un muro dietro cui trincerarsi per non affrontare la propria paura o chiudere il discorso quando qualcuno tenta di affrontarlo. L’essere umano non è nato per fare tante cose che la società attuale prevede e non volare rappresenta in molti casi un’importante limitazione esistenziale e di conseguenza può condizionare le scelte di vita.

L’equivoco di valutazione che entra in gioco generalmente è quello di essere convinti che esercitare un controllo razionale su quella determinata situazione offre la garanzia di affrontarla ed è per questo che in molti dicono “se lo potessi guidare io…”.

Fermarsi a questo non permette di accedere alla parte più emotiva dell’esperienza per cui la paura e la razionalità coprono la possibilità di sperimentare una sensazione che può invece rivelarsi sorprendentemente piacevole. 

È necessario andare oltre l’istintiva reticenza ad affrontare qualcosa che spaventa e non fuggire, ma essere autentici con se stessi per riconoscere realmente cosa si prova e quali sono le limitazioni con cui fare i conti per radunare le forze e far fronte al problema.

Quando la paura diventa fobia

La paura, è sì un’emozione, ma è soprattutto un pilastro della sopravvivenza. Come faremmo senza i segnali di paura? Non sarebbe possibile riconoscere un rischio incombente o attuale e neanche difendersi con la fuga o l’attacco. È una reazione psicofisica complessa, automatica, immediata, che prepara l’organismo a gestire il pericolo, affrontandolo o sfuggendo ad esso. Prevenire i pericoli già noti o avere il sentore di possibili rischi ignoti costituiscono due meccanismi fondamentali per la sopravvivenza dell’essere umano.

La fobia nasce nel momento in cui ad una situazione o ad un oggetto più o meno innocuo si lega e si collega un’angoscia interna della persona. È un particolare tipo di paura e ha delle caratteristiche specifiche. Innanzitutto lo stimolo provoca una paura sproporzionata che non può essere gestita razionalmente poiché travalica il controllo volontario di colui che la sperimenta e, in secondo luogo, produce l’evitamento della situazione o l’oggetto temuto.

Chi ha paura di volare?

Parlando di aerofobia, o aviofobia, si va ben oltre quella sensazione di irrequietudine, di nervosismo e disagio che prova la maggior parte delle persone nel salire su un aereo: si parla di situazioni in cui possono avere luogo crisi di angoscia o attacchi di panico.

È una fobia molto diffusa che non fa differenze di età o estrazione culturale o sociale. Può colpire chi l’aereo lo prende abitualmente così come chi non l’ha mai preso; può presentarsi all’improvviso, durante un volo, o accompagnare da sempre; può evidenziarsi con un forte stato di malessere o può strutturarsi in un vero e proprio attacco di panico.

La paura di volare può insorgere in qualsiasi momento della vita, a volte in maniera improvvisa, più spesso in modo graduale. Esistono delle specifiche situazioni nell’arco di vita, normative ma soprattutto paranormative, che possono scatenare la paura del volo. Eventi traumatici separativi quali lutti, abbandoni, ma anche il matrimonio, malattie o incidenti propri o di familiari, un licenziamento o il diventare genitori possono facilitare l’insorgenza dell’aerofobia. Più spesso, un concatenarsi di eventi s’intreccia con la personalità dell’individuo e con le sue esperienze emotive, si evolve nel tempo e conduce, spesso attraverso un evento che funge da catalizzatore, alla manifestazione del disagio nella sua pienezza.

Lo stato di malessere può prendere molte forme dal momento che dipende dalle esperienze di vita e dallo stato fisiologico, patologico, sociale ed esistenziale, sia per quanto riguarda il piano fisico che psichico.

Il contatto con l’oggetto fobico è la conditio sine qua non della fobia, poiché i sintomi ansiogeni si scatenano solo in quella situazione per il timore di ciò che ne potrebbe derivare. Per contatto non si intende però la sola esperienza di volo, in alcune situazioni basta il solo immaginare o sentir parlare di aerei per creare un’attivazione dello stato d’ansia.

Un altro aspetto distintivo è l’evitamento, più o meno consapevole: il soggetto teme a tal punto i sintomi dell’ansia da evitare a qualsiasi costo di prendere l’aereo, pagando a volte uno scotto altissimo.

Nell’aerofobia si unisce la paura per il pericolo oggettivo, reale e concreto, con l’angoscia generata dal significato soggettivo che si attribuisce al volare in base ai propri conflitti inconsci.

Prendere l’aereo significa da una parte la perdita di qualcosa, mentre dall’altra rappresenta una grande acquisizione di libertà. Quando è più forte il vissuto di perdita, l’angoscia di separazione attanaglia e prende il sopravvento; a questo si va a sommare il distacco da ciò che si conosce, che è molto rapido, e rende difficile l’adattamento. L’ansia di controllo spinge a pensare in modo magico che gestire il mezzo possa permettere di controllare la propria vita e la propria morte, senza riuscire a riporre fiducia nel fatto che qualcuno lo possa fare per professione.

A questo quadro si vanno ad aggiungere le sensazioni neurovegetative che ad alta quota sono alterate per cui si può generare un malessere fisico che viene interpretato come il segnale di un pericolo. Le persone più soggette a stati ansiosi sono esageratamente attenti ai messaggi corporei che vengono spesso interpretati in modo catastrofico. Questa deformazione dell’autopercezione corporea aggrava lo stato ansioso che aumenta il livello di attenzione e così si instaura un circolo vizioso. L’iperattenzione si rivolge anche alle emozioni e ai comportamenti propri e altrui, quindi viene impiegata un’enorme quantità di energia psichica in questa attività per cui ci si sente depauperati e si può verificare un attacco di panico.

Per chi non ne avesse fatto esperienza, in un attacco di panico o di angoscia si sperimenta l’emergere di paure profonde, come ad esempio quella di impazzire o di morire, si avverte di non avere difese per contrastarle, ci si sente completamente in balìa della situazione e la paura che si sperimenta si avverte come generata internamente. È da sottolineare il sentimento di totale perdita di controllo di se stessi che va ad aumentare la forte angoscia già percepita. Si sprofonda in un terrore senza nome e senza motivo apparente da cui non si può sfuggire e che pone la persona in una esperienza di limite delle proprie risorse emotive, psichiche e fisiche.

L’attacco di panico diventa ancora più virulento quando lo si sperimenta all’interno di un luogo chiuso, causa stessa della paura, da cui non si può fuggire e si è sotto gli occhi di sconosciuti, senza la possibilità di trovare uno spazio proprio d’intimità. Sull’aereo lo stato di allarme interno che scatena l’attacco di panico è generato anche dall’impossibilità di agire le risposte fondamentali degli organismi viventi di fronte al pericolo: l’attacco o la fuga. Si è immobilizzati forzatamente e rinchiusi per cui si attiva la spirale di ansia costituita dal reciproco rinforzarsi di sintomi fisici e psichici.

È un’esperienza terrificante che crea un forte impatto in chi ne è vittima e, una volta provato, anche colui che fino a quel momento aveva sempre preso l’aereo senza alcun problema, non vorrà più salirci per non rivivere quell’incubo.

Per quanto riguarda i sintomi, è necessario effettuare una prima distinzione tra psichici e somatici. Per quanto riguarda il versante psicologico, dopo la prima crisi si vive la “paura della paura”, che è in realtà la paura di sperimentare l’attacco di panico, ma c’è chi sperimenta anche la paura di impazzire, di morire o di perdere il controllo. Lo stato di ansia può essere latente o manifesto, costante o alternante, più o meno grave, ma comunque accompagna il periodo precedente al volo. L’angoscia paralizza tanto più perché non si ha un aggressore da cui fuggire, perché il persecutore è dentro, anche se lo si oggettualizza con le forme di un aereo o l’esperienza del volo.

I sintomi fisici che si accompagnano a quelli descritti riguardano in prima battuta il sistema cardiocircolatorio: il battito cardiaco aumenta in modo spaventoso e ci si sente intirizziti. Aumenta anche il ritmo respiratorio e si avverte la fame d’aria e un forte senso di oppressione. Si percepisce il corpo come rigido e pesante e dolori diffusi per l’aumentata tensione muscolare. Si manifestano infine i sintomi gastrointestinali e urologici, con stimolo alla minzione e a volte anche diarrea, nausea o vomito.

La percezione degli stimoli esterni può essere più o meno distorta e la sudorazione aumenta con la sensazione di tremare dal freddo e il timore di essere completamente inzuppati per cui si prova l’ansia sociale, oltre che la paura di impazzire o di morire, di perdere il controllo, fare cose pericolose, avere un infarto e così via.

Sicuramente la limitazione nelle scelte professionali e della vita di relazione sono i primi motivi per cui diventa necessario affrontare la propria fobia dell’aereo. Alcune volte sono i familiari o il compagno che incentivano a superare il limite, altre volte possono essere gli amici o il desiderio di praticare un hobby. In alcuni casi, le persone vicine affettivamente che spingono alla risoluzione del problema possono essere d’impedimento al cambiamento e provocare un’ulteriore sofferenza personale. Ci si può sentire inadeguati e vergognarsi della propria inabilità sentendola come una colpa.

L’aereo diventa il perfetto contenitore in cui inserire le proprie angosce, per poterle rinchiudere ed accuratamente evitare: basta non volare e va tutto bene. In questo modo però si abbandonano nel contenitore anche pezzi di sé. Affrontando il problema, con l’accettazione del proprio limite ed il ricorso ad un aiuto specialistico, si può invece fare esperienza non solo del volo, ma di un sé maggiormente integrato e ricco.