DSA: ANCORA SCONOSCIUTI?

Nel momento in cui ad un genitore viene detto, generalmente da un insegnante, che il proprio figlio potrebbe avere un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (da qui in poi DSA) entra in un territorio sconosciuto senza la bussola per orientarsi.

Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza.

Il DSA è un deficit di funzionamento del sistema nervoso centrale, biologicamente determinato, che si manifesta con una difficoltà significativa e persistente nell’automatizzazione di competenze di base specifiche per l’area coinvolta (lettura, ortografia, grafia e calcolo) che comporta spesso errori altamente caratteristici. Vediamone alcuni:

La dislessia è  dovuta ad un deficit nella componente fonologica del linguaggio e si caratterizza per una marcata difficoltà nell’effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella decifrazione dei segni linguistici.

Con discalculia s’intende un disturbo specifico delle abilità aritmetiche. Si evidenzia con una difficoltà nel comprendere e operare con i numeri e nelle capacità di calcolo.

 

La disgrafia è un disturbo specifico della grafia dovuto ad un deficit nell’abilità motoria della scrittura. Il segno grafico è poco chiaro, disordinato e difficilmente leggibile, anche per lo scrivente.

La disortografia è un disturbo specifico della scrittura che si manifesta con la difficoltà nel rendere simbolo grafico la parola udita. Ne deriva un numero elevato di errori per l’età ed il livello di scolarizzazione.

Il disturbo interessa uno specifico dominio di abilità lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Cosa significa? Che un bambino con DSA, pur godendo di tutte le abilità intellettive, non riesce ad imparare dall’esperienza e ad accumulare nuove informazioni, per cui sembra trovarsi sempre di fronte ad un nuovo compito. Il metodo di studio standard risulta particolarmente faticoso e frustrante in quanto ogni volta devono richiamare alla mente la regola e questo richiede maggiori dosi di tempo e d’impegno intellettivo. Se non si propone un piano di studi personalizzato sulle sue capacità, il bambino mostrerà frustrazione, disinteresse e tendenza all’evitamento.

I DSA, meglio conosciuti con i termini di dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia (L. 170/2010) rappresentano un problema ad alta incidenza nella popolazione scolastica (dal 2 al 5%). Tali deficit hanno un impatto rilevante non solo a livello individuale, per l’abbassamento del livello curriculare e/o il prematuro abbandono scolastico, ma anche sociale perché comportano la riduzione della realizzazione delle potenzialità sociali e lavorative dell’individuo.

Come rilevato dalla Consensus Conference del 2011:

“Sono in aumento le prove scientifiche sull’efficacia della presa in carico e degli interventi riabilitativi nella riduzione dell’entità del disturbo e/o nel rendimento scolastico, nonché nella prognosi complessiva a lungo termine. La precocità e la tempestività degli interventi appaiono sempre più spesso in letteratura tra i fattori prognostici positivi.”

Per tali motivi è importante identificare il più precocemente possibile tali disturbi, al fine di poter agire tempestivamente sin dalle fasi iniziali di acquisizione delle abilità di letto-scrittura.

Uno strumento utile per la diagnosi precoce è lo screening, che si offre come metodo per individuare con un buon livello di attendibilità i soggetti a rischio di DSA: il fine è quello di identificare eventuali difficoltà per permetterne una successiva valutazione più approfondita.

Molto spesso sono insegnanti attenti che individuano le difficoltà dell’alunno, ma sia in questo caso che nel caso dello screening è necessario procedere con una valutazione approfondita dello studente per mettere in luce la presenza o meno di un DSA e in quali aree si evidenziano le difficoltà per poter fornire strumenti compensativi e dispensativi utili per quel particolare bambino.

Quando si esce dalla valutazione con una diagnosi in mano non finiscono i dubbi del genitore. Cosa farne di quel foglio che spesso contiene parole incomprensibili o minacciose? Sicuramente la prima cosa da fare è consegnarlo alla scuola, ma poi? Si rende necessario nella maggioranza dei casi un tutor che sostenga nello studio e spesso deve essere affiancato da un percorso psicologico individuale o familiare per lavorare sugli aspetti emotivi e relazionali connessi al DSA.

In conclusione, se ogni bambino potesse essere riconosciuto nella sua particolarità, non si renderebbe più necessario parlare dei DSA in quanto l’apprendimento potrebbe essere costruito su misura di ciascun alunno.